sabato 7 maggio 2011

Tortino al cacao delle 23:59



E si, perché questo tortino improvvisato e cioccolatosissimo (benché delicato e per nulla stomachevole) è stato presentato proprio alle 23:59, in tempo per intonare, a mezzanotte precisa "Tanti auguri a te" alla mia migliore amica, la mia anima complementare.
Lei è il bianco e la luce del giorno; io sono il nero e il tramonto.

Il suo compleanno cadeva infrasettimanalmente, quindi è stato festeggiato a più riprese e con tanti invitati; anche per questo, quella sera, ho preparato questo dolcetto piccolo piccolo, visto che eravamo solo in tre e non avremmo avuto "spazi" per consumare gli avanzi, nei giorni seguenti.

Vista la velocità richiesta per la preparazione non ho neanche pesato gli ingredienti, andando ad intuito e seguendo la consistenza dell'impasto (semiliquido) così, per come l'istinto mi diceva di procedere.

Cosa ho usato (dosi per uno stampo da plumcake piccolo + una cocottina usata come "minitortiera" di prova):

* bicchiere: bicchiere da "nutella".

- un uovo;
- un bicchiere abbondante di latte (aggiungerne a filo mentre si mescola, se l'impasto dovesse risultare più solido);
- un bicchiere e mezzo di zucchero;
- due bicchieri di farina;
- mezza bustina di lievito vanigliato;
- cacao amaro in polvere QB;
- due cucchiai di olio EVO.

Per la salsa al cioccolato: burro, cioccolato fondente, eventualmente latte.

Mescolare tutti gli ingredienti con tanta fretta ma gli occhi brillanti di affetto, nonché un sorriso ebete pensando alla sorpresa che si farà.
Versare il composto (semiliquido) nello stampo, precedentemente rivestito di carta forno bagnata (o unto o imburrato, fate vobis) e infornare a 180-190° controllando la cottura, specialmente al centro, con il famigerato stuzzicadenti. Dovrebbero bastare 20-25 minuti. Dovrebbero. Non lo perdete di vista, ecco.

Appena sfornato, ribaltate sul vassoietto di servizio e preparate la salsa, che è a prova di minus habens: in un pentolino, a bagnomaria, sciogliete burro e cioccolato fondente (quantità a vostro piacere, dipende da quanto volete che ne sia "coperto" il dolce), aggiungendo eventualmente latte o latte condensato.
Ancora caldo, versatelo sul dolcetto. La sua consistenza spugnosa farà il resto.

Decoratelo, se volete. E' buono, buono, buono in modo assurdo in ogni caso.

sabato 13 novembre 2010

Panini multiuso



Quando il freddo comincia a farsi sentire è sempre un piacere darsi ai lievitati.
Oltretutto, essendo spesso in giro, integrare i miei pasti volanti con uno sfizioso panino, ottimo sia consumato con farcitura salata che dolce, diventa anche utile.
Questi panini sono piaciuti molto anche alla mia coinquilina, anche se, all'ultima infornata, il forno stregato, sebbene tarato sulla solita temperatura e senza variazioni di sorta, mi abbia annerito un po' troppo il fondo. Ovvio, non poteva non farmi un dispetto; era già parecchio tempo che si comportava fin troppo bene.

La forma e la ricetta ricordano i classici panini al latte. Come vedrete, però, uso l'olio al posto del burro e il risultato finale è parzialmente diverso. L'esterno forma una vera crosticina, più soda rispetto a quella dei panini da sandwich. Il non pennellarli con uovo ma con un velo di burro fuso, inoltre, li rende opachi e non brillanti.


*400 gr farina bianca 00
*fecola di patate q.b.
*olio, 4 cucchiai molto abbondanti
*300 ml di latte
*20 gr di lievito di birra
*un cucchiaino di zucchero
*4 cucchiaini di sale
*burro per pennellare i panini

Scaldate il latte e usatelo per sciogliere il lievito, unendo lo zucchero.
In una ciotola unite farina, sale, olio e il latte. Impastate, impastate, impastate. L'impasto sarà un po' troppo colloso; unite quindi la fecola di patate.
Impastate e lavoratelo finché non sarà più liscio ed elastico. Lasciate lievitare due-tre ore almeno, coprendo la ciotola con un telo pulito.
Dopo la lievitazione, dividete l'impasto in tante porzioncine di uguale peso (25-30 gr).
Lavoratele rientrandole sulla loro base, in modo da lasciare liscia la porzione superiore.
Mettetele sui fogli di carta forno a una certa distanza. Nella seconda foto vedete il risultato dell'ultima infornata, che era fatta con palline non molto omogenee e troppo vicine.
Lasciatele lievitare un'altra oretta.
Spennellate i panini con burro fuso e cuocete, per circa 15-20 minuti (impossibile per me dare un tempo reale, controllate la coloritura dei panini e il fondo, che non bruci), in forno preriscaldato a 220°.

Sono buoni con gli affettati esattamente quanto con burro e marmellata.
Possono essere surgelati e si mantengono morbidi per qualche giorno.

mercoledì 3 novembre 2010

Hamburger chic (con riduzione di vino rosso)

Quando il piatto veloce incontra un vezzo gastronomico.
L'idea mi è venuta ripensando a una delle centinaia di occasioni liete di questo anno; si, ok, ce ne sono state anche molte meno liete... ma preferisco guardarmi alle spalle e trovare un mantello di velluto rosso, scintillante e molto ricco, con un ricamo che racconta una storia tutta particolare, come quella di tutti, piuttosto che piangere per le inevitabili macchie, per una scucitura, per un po' di polvere raccolta da terra.
Non divaghiamo: ero a Londra, in un Pizza Hut. Si, un Pizza Hut. Ma ero circondata da teatri, di fronte a me c'era la mia dolce metà, alle mie spalle una vetrina che dava sulla City; il locale era moderno ma caldo e accogliente, atmosfera intima. Nei piatti, una pizza e bruschetta... anzi, "bruscetta", come la volle impietosamente ri-battezzare il maitre che, noncurante del suo ruolo "glam", ci ha serviti tutta la sera con grande simpatia.
Si, perché c'è Pizza Hut e Pizza Hut... e questo, a discapito di chi disdegna le catene di cibo fast, era di quelli "pensati a modino".
La presentazione della pizza e della bruscetta era tanto graziosa da non far rimpiangere assolutamente le preparazioni di ben altri ristoranti.
Il tutto accompagnato da sorrisi e gentilezza. Questo rende, sempre, tutto diverso.

Da questo discorso sconclusionato nasce l'hamburger servito con riduzione di vino rosso. Una preparazione piuttosto pretenziosa, per un piattino tanto misero. Eppure...

* un paio di bicchieri di vino rosso (io ho usato un vino da pasto, essendo sola a cena non mi andava proprio di assaltare la cantina per preparare una riduzione; consiglio comunque di non scegliere vino di scarto);
* una noce di burro;
* sale, pepe, odori a piacere:
* un cucchiaio di miele;
* un cucchiaio di fecola di patate;
* tanti hamburger quanti sono i commensali;

In un pentolino antiaderente si prepara la riduzione: fondo di burro, vino, cucchiaio di miele ed eventuale cucchiaio di fecola di patate (dipende dalla quantità di vino e dal tempo che avete per lasciar ridurre il liquido). Si lascia andare mescolando con cura e frequenza, aggiungendo sale, pepe e odori a piacere, finché la consistenza non diventa vischiosa e "caramellata". Io ho usato un misto per grigliata che comprende rosmarino, bacche di ginepro, diversi tipi di pepe e petali di rosa. Immaginavo che, l'odore della rosa, si sposasse bene con il vino che avevo utilizzato. Avevo ragione. Putroppo non amo particolarmente le bacche e il pepe intero, li ho dovuti rimuovere prima di mangiare; l'effetto, però, una volta versata la riduzione sull'hamburger, era veramente carino... ricordava un grosso biscotto ricoperto di salsa di mirtilli e ribes!!! :)

L'hamburger ovviamente si cuoce come un qualsiasi hamburger, secondo il vostro gusto. Si impiatta e ci si gode questo piatto "veloce" e "comune" rivisitato in chiave "glam-chic".

Alla prossima!

ps: il "giallo" che vedete intorno alla riduzione, nelle foto, è dato da un'aureola di olio che avevo messo precedentemente nel piatto, in un folle tentativo di creare un disegno con due colori contrastanti... non è stata un'idea brillante :D magari, in futuro, mi applicherò di più

martedì 12 ottobre 2010

Ritorno col risotto



Ho viaggiato molto (dovrei lamentarmi? Adoro viaggiare. Anche quando è per lavoro, per problemi o chissà... io adoro viaggiare. Tutto qui.) e ho cucinato pochissimo: c'era sempre qualcuno che si prendeva cura di me, piuttosto che una cena o un aperitivo lungo da non mancare... in rarissime occasioni mi sono trovata a pranzare sola e devo dire che, in quei casi, il cous cous l'ha fatta da padrone. Condito e/o mantecato in mille modi diversi, mi ha sempre salvato il pasto.

Ora, tornata a casa mia, riprendo possesso della cucina stregata e mi produco nuovamente nei miei tentativi culinari.

Questo è un risotto bello carico, ideale per queste giornate un po' freddine, nebbiose, che necessitano di una carica particolare.

Ingredienti per due persone:
-100 gr riso (io ho usato nuovamente anche il wild, che mi piace tantissimo... credo che finirò per farci anche il pane.);
-una salsiccia di cinghiale;
-mezza cipolla;
-due cucchiai colmi di pecorino grattuggiato;
-un pezzo di formaggio dal gusto "deciso", a piacere;
-mezzo bicchiere di vino bianco;
-4 carciofini già mondati e lessati;
-acqua di cottura dei carciofini;
-sale, olio EVO.

Ho preparato il fondo con qualche cucchiaio di acqua di cottura dei carciofini, la mezza cipolla tagliata fine, un cucchiaio di olio e sfumato con un po' di vino, lasciando appassire la cipolla. Su questa base ho tostato il riso, che poi ho lasciato cuocere aggiungendo acqua per circa 15 minuti (dipende ovviamente dal riso che si usa); a 3/4 della cottura ho unito i carciofini e la salsiccia. I formaggi, invece, li ho uniti solo al termine, mantecando il tutto.

Decisamente 20 minuti spesi bene, in cucina. E un bel risottino è sempre meglio del classico pranzo freddo da studente che, dopo un po', deprime veramente tanto.

Scusate per le foto, veramente ignobili.

A presto

martedì 21 settembre 2010

Le mie "tenerezze" dalle contaminazioni scozzesi


Qualche volta, le mie sperimentazioni da laboratorio alchemico, portano a risultati inaspettatamente deliziosi.

Ametto che, quando ho affrontato l'idea di usare questo impasto per fare dei biscotti "farciti", ero già pronta a uno di quegli insuccessi clamorosi, che ti fanno chiudere la dispensa per giorni e meditare sulla sfortuna di non essere nata nella fattoria di nonna papera.

Ma tant'è. Sono cocciuta, ostinata. Sulle cose, ci devo proprio sbattere il muso.

La pasta portante del biscotto è esattamente quella riportata nella prima ricetta.

Ho cominciato a preparare dei dischetti di un centimetro, concavi al centro. Tutto a mano, non avevo neanche stampini della giusta misura. Considerando che l'impasto rimane molto sabbioso e "intrattabile", non ho neanche provato con altri mezzi. Due belle "sprimacciate" manuali e una ditata.

Con una sac à poche, con beccuccio minimo (così non ho sporcato le basi dei biscottini), ho riempito le piccole "conche" di ciascuna base con -inorridite, prego- nutella e marmellata di arance amara.

Con il resto della pasta, ho creato dei dischetti di copertura, lottando con la poca collaborazione della pasta (si "apre", si frantuma, si sbriciola.... un delirio. Pazienza, ci vuole pazienza.) e con il mio carattere che suggeriva un "pressa tutto e fanne una base per crostata".

La cottura deve essere non superiore ai 20 minuti, in un forno già ben caldo a 160-190° (vorrei essere più specifica, ma il mio forno non lo consente. Un giorno, lo so, uscirà qualcuno da lì dentro, con un cartello: "scherzi a parte!")
Tendenzialmente, appena li vedrete colorire alla base, tirateli fuori!

Una volta raffreddati, sono una piccola delizia... e adesso, non vedo l'ora di provarli con le altre marmellate!

giovedì 16 settembre 2010

Shortbread (ricetta classica)

Post velocissimo.

Vi dico solo che questi sono tra i miei biscotti preferiti in assoluto, che mi richiamano alla mente ricordi lontani e bellissimi, una terra meravigliosa di cui sento ancora il vento e il profumo, la lana calda del tartan di un clan, i cavalli con il pelo lungo e il verde più verde che abbia mai visto.

Si sbattono insieme 100 gr di zucchero bianco semolato e 170 gr di burro (più il burro è buono e "vero", più i biscotti saranno sensazionali. No, io non monto burro e zucchero con le fruste, li sbatto con la spatola), si aggiunge un pizzico di sale quindi si uniscono, un po' alla volta, 250 gr di farina 00.

L'impasto sarà secco e molto friabile. Don't worry. Stendetelo, per uno spessore pari a un centimetro, un centimetro e mezzo, ritagliatelo secondo le forme classiche (barrette-finger, tondi, triangoli), decoratelo con rebbi di forchetta e infornate a 140-160° per 20-25 minuti massimo (altrimenti, una volta raffreddati, saranno più duri della ricetta classica); nel mio forno posseduto da entità sovrannaturali e dispettose, ovviamente, ci sono voluti 190° per tempo indefinito -.- .

Ho spolverato, appena sfornati, con zucchero semolato.

Il risultato lo lascio giudicare a voi :)

mercoledì 15 settembre 2010

Risotto da studente in corsa

Ebbene si, dopo tanto latitare, torno a scrivere su queste pagine.

Pagine che, in fondo, non pretendono certo di insegnare rudimenti di cucina a qualcuno che, al 100%, può solo saperne più di me.

E' il mio taccuino, il mio quaderno di laboratorio, il mio specchio dei risultati.

A chi, come me, azzarda cose improponibili per gli standard classici e per i gran maestri della pignatta, mando un abbraccio solidale.

E così, un po' per fame, un po' per corsa, un po' per curiosità, è saltato fuori questo risotto:

Io l'ho preparato con 80gr a testa di riso misto wild (sono innamorata di questo riso, è veramente delizioso), tostato in pentola con un cucchiaino di olio EVO e cotto con abbondante acqua e bordo di cottura di minestrone surgelato.
Esatto. Una cosa che farà inorridire molte. Eppure, vi garantisco, è stato molto apprezzato.
Il minestrone in busta mi ha risparmiato molto tempo.
Una volta unite bene tutte le verdure e il brodo, dopo 20 minuti molto abbondanti di cottura, ho aggiunto due cucchiai a persona di formaggio light tipo philadelphia e mantecato, aggiustando di sale e aromi a scelta (io ho aggiunto solo noce moscata).

Un risotto facile facile, dal costo effettivo e temporale inversamente proporzionale alla soddifazione dello stomaco.