Domenica scorsa la dolce metà mi ha portata alla fiera dell'elettronica a Gonzaga, deliziosa località misconosciuta dove ancora vige la regola del "a pranzo si chiude tutto", in virtù della quale abbiamo girato a vuoto per mezz'ora prima di trovare un posto dove mangiare a pranzo. Devo dire che non ci è andata male, un ristorante pizzeria dove le porzioni erano veramente notevoli. Tra i tanti stands della fiera, che vendevano cose del quale ignoro buona parte del significato e delle funzioni, ne abbiamo trovato uno che vendeva, udite udite, elettrodomestici da cucina. Forni a microonde, fornetti elettrici, girarrosto, frullatori... e lei, la macchina del pane.
Ovviamente la dolce metà and friends cercano di smontare il mio entusiasmo "è l'elettrodomestico che statisticamente viene usato di meno" "adesso vediamo che ci fai" blablabla.
Tze, piuttosto che dargliela vinta, adesso lì dentro ci scaldo anche l'acqua per il tea.
Ieri ho fatto la prima pagnottella di prova -che va buttata- e poi ho provato un'estemporanea rivistazione della ricetta per il programma di cottura 3 :D
Non vi nascondo che, nella preparazione della pagnottella di prova, ho già mostrato grande affinità con il mezzo: ho sbagliato ad impostare il programma, così che la macchina, invece di impastare, levitare ecc, ha capito che io avessi messo dentro un impasto già pronto e aveva cominciato a cuocerlo. Incovenienti che capitano a chiunque. Basta sbagliare il programma "base 1" con il "bake". La mia faccia, riflessa sull'oblò dello sportellino, mentre aspettavo inutilmente che cominciasse ad impastare, doveva avere del poetico. Cominciava già ad esserci odore di farina tostata, quando mi sono resa conto del piccolo errore. Ovvio no? Anche nella macchina del pane deve esserci qualche rapprensentante del piccolo popolo che si diverte alle mie spalle.

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